La sitemap XML dice a Google: "queste sono le pagine importanti del mio sito, scansionale". Google non è obbligato a seguirla, ma la considera un segnale forte di quali pagine il proprietario del sito ritiene rilevanti. Una sitemap ben costruita accelera l'indicizzazione di nuovi contenuti e aiuta Google a scoprire pagine che potrebbe non trovare seguendo i link. Una sitemap con errori — URL non raggiungibili, pagine redirect, pagine noindex, URL con errori 404 — è un segnale negativo: dice a Google che il proprietario del sito non cura la propria presenza online.
Se una pagina ha il tag noindex (non deve essere indicizzata), non deve essere nella sitemap. È un segnale contraddittorio: la sitemap dice "indicizza", il tag dice "non indicizzare". WordPress con plugin SEO può creare questa contraddizione se configurato in modo incoerente: una pagina impostata come noindex in Yoast ma non esclusa dalla sitemap. Google ignora le pagine con questo conflitto e lo segnala come avviso in Search Console.
Se un URL fa redirect 301 a un altro URL, non deve stare nella sitemap. La sitemap deve contenere solo URL finali che rispondono con status 200. Dopo una migrazione o un cambio di permalink, la sitemap viene spesso dimenticata: contiene ancora i vecchi URL che ora fanno redirect. Questo spreca crawl budget perché Google segue il redirect e poi deve scansionare anche l'URL finale.
Pagine cancellate che restano nella sitemap. Google le scansiona, riceve un 404, e registra un errore. Dopo ripetuti tentativi, Google potrebbe ridurre la frequenza di scansione dell'intero sito perché lo percepisce come mal mantenuto. I plugin SEO dovrebbero rimuovere automaticamente le pagine cancellate dalla sitemap, ma non sempre lo fanno immediatamente.
L'opposto del problema precedente: pagine importanti che mancano dalla sitemap. Pagine create con page builder che non vengono registrate come "post" WordPress, landing page generate da plugin, pagine custom. Se una pagina non è nella sitemap E non ha link interni, Google potrebbe non trovarla mai.
Una sitemap con 50.000 URL (il limite tecnico) di cui 40.000 sono pagine tag vuote, archivi inutili, e allegati media. Google scansiona la sitemap e deve decidere quali URL prioritizzare. Se il 80% è spazzatura, il segnale è diluito. La sitemap ideale contiene solo le pagine che vuoi far indicizzare e nient'altro.
WordPress genera la sitemap automaticamente (da versione 5.5: /wp-sitemap.xml; con plugin SEO: /sitemap_index.xml). Ma se non la invii esplicitamente a Search Console, Google potrebbe impiegare più tempo a scoprirla. L'invio è un'azione di 30 secondi che accelera l'intero processo di indicizzazione.
Usa la sitemap del plugin SEO (Yoast, Rank Math) piuttosto che quella nativa di WordPress: è più configurabile. Escludi: pagine archivio data, archivio autore (se singolo), tag con meno di 3 articoli, pagine allegato media, pagine noindex. Includi: homepage, pagine servizio, articoli pubblicati, pagine prodotto (se ecommerce), categorie con contenuto. Verifica la sitemap dopo ogni cambio di configurazione: apri /sitemap_index.xml nel browser e controlla che le URL siano corrette e rispondano 200. Invia a Search Console. Fertilyze verifica automaticamente la coerenza della sitemap con lo stato reale delle pagine e segnala i conflitti (noindex nella sitemap, 301 nella sitemap, 404 nella sitemap) con fix suggeriti.
Non direttamente. La sitemap aiuta l'indicizzazione (Google trova e scansiona le pagine più velocemente) ma non influenza il posizionamento di pagine già indicizzate. Però una pagina non indicizzata ha ranking zero: in questo senso la sitemap è un prerequisito per il ranking.
Le sitemap immagini sono integrate nella sitemap principale dai plugin SEO (Yoast include automaticamente le immagini). Per i video: se hai contenuti video significativi, una sitemap video dedicata migliora la visibilità nei risultati video di Google. Per la maggior parte dei siti WordPress senza video, la sitemap standard è sufficiente.
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